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Quando è giusto lasciare andare?

  Credits:Cristina Borroni Quando è giusto lasciare andare? Rivolgo la domanda a un genitore con un figlio che vuole andar via, a un'amica che vede la sua migliore amica fidanzarsi, a un fidanzato che vede la compagna partire per inseguire il proprio sogno lavorativo. Lo rivolgo a tutti quelli che hanno vissuto, o stanno vivendo, una situazione in cui si voleva rimanere fortemente aggrappati a quella persona senza però averne guadagno. Non fraintendetemi se utilizzo la parola guadagno, dove la intendo assolutamente come una parola priva di accezioni monetarie ma piena di tutto quello che potrebbe essere l'umanità. Se state vivendo una cosa simile, anche io sto vivendo questa situazione. Sono sempre stata poco restrittiva da questo punto di vista: anche in passato, ho sempre preferito lasciare spazio alle persone conscia della loro lealtà o comunque del loro affetto. Privare qualcosa a qualcuno, non mi è stato mai troppo comodo. Sarà che ho avuto -per fortuna- un padre autorevol...

Come ti cambia la vita in 1 secondo

  La maggior parte delle persone spendono il loro tempo a organizzarsi la vita: dalle cose più semplici, come "cosa mangerò a cena?" oppure "che detersivo comprerò stavolta per quella macchia orrenda", alle cose più importanti e complesse, come "quale casa scelgo" oppure "sarà davvero il mio lavoro della vita"?. Solitamente siamo portati, quasi naturalmente e fisiologicamente, a occuparci di noi stessi in questi termini. Vuoi un po' per istinto di sopravvivenza, o un po' per autoaffermazione o, addirittura, per non sentirsi soli. Comunque, ho incontrato davvero poche persone che non riescono a organizzare niente, davvero niente. Io sono della fazione opposta, quella che deve pianificare (non in modo ossessivo e spasmodico) cosa è meglio fare per raggiungere i propri goals e non comprendo come si faccia ad affrontare il domani senza un obiettivo finale. Ma se dalla mia ho la prospettiva da giraffa che mi permette di vedere al di là di doma...

Le affinità in amicizia

  Se i parenti ci capitano, gli amici si scelgono. O così dovrebbe essere. Io ho fatto di questo "detto" uno dei princìpi cardine della mia vita: se i parenti ci sono, gli amici li cerco. Ad esempio, conosco persone che si fanno andare bene tutte le persone che conoscono. Certo, magari condividono più o meno le proprie situazioni personali ma bene o male parlano e ridono e scherzano proprio con tutti. Io invece (io penso per fortuna mia) non mi lascio andare subito con la prime persone che mi "capitano" ma faccio una somma di diversi fattori. Poi la scelta cade sulla persona che, secondo me, combacia meglio con la mia personalità. Per cui, io scelgo assolutamente gli amici. Detto questo, solitamente le persone che mi circondano sono delle persone che quasi sempre sono state d'accordo con me: nella condivisione degli hobbies, delle letture, del modo di vedere la vita, di concepire i rapporti, di guardare all'amore, di lavorare. Quindi se in passato (non meno ...

La sincerità

  Secondo me la sincerità è molto importante: nella relazione tra persone ma anche con se stessi. Quando non siamo sinceri con gli altri, forse, potremmo anche pensare di riuscire a scamparla bella per puro caso o perchè si è grandi strateghi. Ma quando non siamo sinceri con noi stessi, dove si va a finire? Si può pensare di "mettere la polvere sotto il tappeto" diverse volte e ciò potrebbe impiegare giorni, mesi o addirittura anni. Ma quanto logora dentro? E soprattutto, questo implica anche il mentire agli altri? Quanto può essere distruttivo ammettere a se stessi che quello di cui si è circondati non è quello che si vuole ma che si desidera altro? Magari (e forse spesso) quell'altro che ci interessa è una situazione scomoda, una cosa nuova, un'altra persona, un nuovo lavoro o anche semplicemente un paio di tende nuove diverse da quelle che ha scelto il partner. Ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo. Quindi la sincerità è il nostro metro del coraggio? O si viene ...

L'affetto elemosinato

  Da quando ho cambiato regione (ci risiamo) ho notato che bisogna proprio guadagnarsi affetto. Ho notato sempre di più questo divario tra dove sono nata e cresciuta e dove sto adesso. Vi descrivo brevemente. Dove sono nata, basta guardarsi negli occhi e scambiare qualche parola per capirsi e prendersi. Non so a cosa sia dovuta questa sensazione viscerale ma quasi sempre sincera che apre le porte, spesso, ad amicizie bellissime. Dove sono adesso, non è così. Approcciarsi alle persone, capirne i pensieri più reconditi, discutere con il cuore in mano è davvero difficile. Ci sono delle relazioni che nascono nell'immediato, sì, ma senza che poi vadano molto a fondo. Si rimane sempre in quel limbo in cui ci si dice la propria opinione ma non le cose più intime, e già il primo step è da considerarsi avere confidenza profonda. Mancanza di fiducia? Mancanza di capacità di condivisione? Al di là di queste osservazioni, quando magari si trova la persona con cui scatta la scintilla (e io l...

Colloquio di lavoro: sincerità o maschera?

  Nella mia vita avrò forse fatto una trentina di colloqui per diversi ruoli e in quasi tutti mi sono sentita in dovere di alterare la mia esperienza per renderla sempre appetibile, interessante, piacevole, sorprendente. Non sto parlando di mentire sulle esperienze o di inventarmi cose che non facevo ma di celare alcune cose e di edulcorarne delle altre. Lo avete mai fatto? Giusto qualche giorno fa parlavo con delle ex-colleghe e si complimentavano con una ragazza perchè aveva avuto "il coraggio" di dire alle HR il motivo reale per cui aveva deciso di andare via dal suo attuale posto di lavoro. Motivazioni che toccavano da vicino il suo team. Anche io la ammiro parecchio, dato il mio passato. Penso che anche voi state pensando che effettivamente ce ne vuole a dire la propria, soprattutto quando intacca un team in cui devi soggiornare per almeno altri 15 giorni prima di andare via. Però, tanta ammirazione scompare nel momento in cui la medesima situazione ci tocca da vicino. Q...

Lavoro o vita?

  Davanti a una scelta tra un posto in azienda e un posto di lavoro in un altro ambito, un' amica mi ha detto: "..forse l'azienda non fa per te dato che tu ci tieni alla tua vita privata". Quella frase mi ha colpito, oltre al fatto che mi ha fatto pensare un po'.  Cosa c'è di sbagliato nel pensare che si possa lavorare sodo, fare la gavetta ma senza compromettere tanto la propria vita privata? Perchè bisogna pensare in maniera dualistica: o il lavoro o la vita?  Non sarebbe l'ideale se magari si riuscisse ad andare avanti nella vita sotto qualsiasi punto di vista? O per forza dobbiamo essere additati ed etichettati in qualche modo per una scelta di vita che facciamo? E soprattutto, è corretto se diamo un valore positivo e uno negativo a uno dei due? Ma per niente!! Ognuno di noi è libero di scegliere ciò che vuole e di perseguire con tutto se stesso senza che gli altri, con buone o cattive intenzioni, ci giudichino su cosa pensiamo e su cosa decidiamo per ...

I Corsi Online

  Non ne ho mai fatti, sia chiaro. Quindi quello che vi dirò è forse un'opinione dettata più dalla prima impressione che da un'esperienza comprovata. Ho accettato di fare un corso online gratuito perchè ho bisogno di approfondire delle conoscenze per trovare lavoro. Anche io sono incappata nella quota del 99% delle persone licenziate a Dicembre 2020 e per trovare un altro lavoro che sia simile, almeno, al mio precedente devo acquisire delle competenze che non sono riuscita a sviluppare in anni di lavoro e in quasi di media 10 ore al giorno (ecco la mia piccola vena polemica che viene fuori). Quindi, perchè non approfittare di quei corsi che vengono fatti apposta per i disoccupati e che li aiutano a immettersi meglio nel fantastico e obsoleto mondo del lavoro? :) :)  Ho deciso di iscrivermi e di partecipare. Ovviamente ripongo diverse speranze, ma mi sono trovata..sconcertata. E' mai possibile che è sempre una piccola parte dei partecipanti a essere competente in cosa si fa?...

La Gentilezza

  La Gentilezza. Che bel sentimento. Forse uno dei migliori che tutta l'umanità dovrebbe coltivare. E invece no! Le persone si limitano, ahimè, a coltivare solo il proprio orticello pensando quasi sempre a come ne possono uscire "puliti" da certe situazioni.  Ho avuto la prova lampante stamattina. Sono andata in banca per discutere di alcune cose e alla fine dell'appuntamento le due consulenti mi hanno fatto i complimenti per come mi ero posta nei loro confronti. E dire che non avevo detto nulla durante l'incontro. Avendo già sentito la mia consulente per telefono e sapendo cosa fare, avevo passato circa 35 minuti ad annuire e a trattenere il fiato per non appannare gli occhiali. Che è già tutto dire, solo chi ha gli occhiali e non ci vede un accidenti può capire cosa dico. Comunque, tra l'apnea forzata, i sorrisi di cortesia e il tentativo di non farmi ciulare soldi dalla banca mi arrivano tra capo e collo questi complimenti per, effettivamente, non aver fatt...

Diario di una cinica

  Non sono molto brava a presentarmi. Non sono stata educata a fare giri di parole quando bisogna introdurre un argomento. Quindi, cercherò di descrivermi per quello che sono. Da diversi mesi mi frulla in testa l'idea di sfruttare un blog come valvola di sfogo nel quale poter parlare, discutere, approfondire, eviscerare argomenti diversi tra loro. Un'idea che prima avevo accarezzato come una novità del periodo, magari suggerita dalle tante ore passate a casa a farmi domande sul senso della nostra attuale piatta esistenza, ma che pian piano è diventata sempre più un pensiero fisso. Ogni giorno mi ripetevo che non sarei riuscita a gestire una cosa del genere: accendere il pc, scrivere in italiano (ragazzi, non è scontato al giorno d'oggi), avere argomenti diversi da trattare. E poi, ogni mattina, mi viene fornita dalla realtà (sempre quella piatta di prima) un'argomentazione differente. Perchè non parlarne? C'è una ragione in più che mi porta a dover scrivere invece c...