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I nostri desideri sono veri?

  Allora, ragionandoci bene, ma può un ammasso di pietra incandescente realizzare i nostri desideri? Mi faccio i complimenti per quanta poesia ho messo nella descrizione della notte di S.Lorenzo. Si può che intere generazioni abbiano passato la notte col naso all'insù nella speranza sincera di portare a termine un compito/trovare l'amore/raggiungere un obiettivo? Ho sempre nutrito desideri, quasi tutti silenti: dal superamento degli esami universitari, agli amori adolescenziali, alla firma di qualche contratto di lavoro. Non amo parlare di questi argomenti seri con gli altri, non tanto per paura di non saper affrontare la cosa, quanto quasi per scaramanzia come se "pubblicando" il desiderio, svanisse il suo potere effettivo. E mi domando, quanta energia spreco e impiego in questo covo di sentimenti ed emozioni dentro di me? Quanti desideri effettivamente coltivo, giorno dopo giorno, riponendo in essi l'evolversi e lo stravolgersi della mia vita? E soprattutto, son...

Le cose si fanno col cuore

  Purtroppo mia nonna non ha una vita entusiasmante, almeno dal mio punto di vista. Ha vissuto e vive tuttora la sua vita chiusa in casa perchè ha un pochino di agorafobia e anche perchè è stata abituata dal marito a non "sforzarsi" troppo per vivere bene. Mia nonna non sa cucinare (se non poche cose sacre della cucina siciliana), non ha lauree, non ha tanti amici, non ha hobbies, non legge. Non fa granché e quindi non si è mai creata quella situazione da film  profondamente intensa in cui mi ha trasmesso raccontato qualcosa di importante per la vita. Anzi, mi correggo, forse la sua stessa vita è l'insegnamento più grande per me: fare tutto l'opposto. Ma a parte questo, di lei ricordo e ricorderò sempre un unico insegnamento vitale: le cose si fanno col cuore. Ricordo distintamente quella volta in cui reclamavo un ruolo da "nonna" da parte sua, le chiedevo le torte, i pranzi, i soldini, i regali, tutto quello che fanno le nonne insomma (ero piccola, avrò avu...

Il colpo di fulmine

  Ho sempre pensato che fosse una cosa da fuori di testa, quando invece ne ero già affetta a 8 anni. Ricordo ancora oggi la prima volta che conobbi un mio compagnetto di classe alle elementari e appena lo vidi ebbi quella stretta allo stomaco inspiegabile. Durante gli anni, ho pensato sempre di più che in realtà ciò non esisteva, non poteva. Razionalmente, è impossibile che due persone che non si conoscono, che si guardano 1 sola singola volta, che magari appartengono a mondi/ceti/famiglie diversi sia amino a prima vista? Io ho sempre creduto che l'affetto per una persona venga fuori da molto situazioni condivise, da sostegno reciproco, da appoggio incondizionato e da comprensione illimitata. Tutto questo non c'è in uno sguardo. O si? Ad oggi, conosco 1 sola persona che ha provato questa cosa e che alla fine ci ha fatto una bambina con la sua compagna. Lui la vede al matrimonio di una collega, le offre da bere, ci parla, bum fatta! Ma, anche qui, è colpo di fulmine o determinaz...

Le persone "Biancaneve"

Ho conosciute parecchie persone lungo i miei 30 anni. E come si usa nel mondo dei sordi per i segni, alcune sono trasparenti, alcune sono traslucide e altre opache. Attenzione però che la 3 descrizioni non fanno rispettivamente riferimento a persone pulite/sincere, metà sincere e metà no, bastarde. Anzi, le 3 descrizioni fanno riferimento a come i caratteri delle persone siano chiaramente evidenti, quasi evidenti, per nulla evidenti. In questi giorni, mi è successo di imbattermi nella personalità "Biancaneve" che farei rientrare a pieno titolo nella categoria opaca. A primo acchito, le persone "Biancaneve" sembrano pure, prive di alcun pensiero malizioso e non farebbero male a una mosca. Mettiamoci dentro pure la zanzara, che è più brutta. Le vedi che sono lì, amate da tutti, osannate per caratteristiche proprie del loro candido carattere e che stupiscono tutti per il loro operato svolto in religioso silenzio. Quasi delle suore o dei preti (ecco, piccola postilla: l...

Quando è giusto lasciare andare?

  Credits:Cristina Borroni Quando è giusto lasciare andare? Rivolgo la domanda a un genitore con un figlio che vuole andar via, a un'amica che vede la sua migliore amica fidanzarsi, a un fidanzato che vede la compagna partire per inseguire il proprio sogno lavorativo. Lo rivolgo a tutti quelli che hanno vissuto, o stanno vivendo, una situazione in cui si voleva rimanere fortemente aggrappati a quella persona senza però averne guadagno. Non fraintendetemi se utilizzo la parola guadagno, dove la intendo assolutamente come una parola priva di accezioni monetarie ma piena di tutto quello che potrebbe essere l'umanità. Se state vivendo una cosa simile, anche io sto vivendo questa situazione. Sono sempre stata poco restrittiva da questo punto di vista: anche in passato, ho sempre preferito lasciare spazio alle persone conscia della loro lealtà o comunque del loro affetto. Privare qualcosa a qualcuno, non mi è stato mai troppo comodo. Sarà che ho avuto -per fortuna- un padre autorevol...

La gelosia in amicizia

  Credits: ri-trovarsi.com Io ho provato gelosia in amicizia. Forse la provo di più in questa tipologia di relazioni che in altre. Ma sono stata anche oggetto di scontro per gelosia. In entrambi i casi, ho preso delle decisioni che poi si sono rivelate quasi sempre impulsive e un pochino sbagliate.  Quanto è giusto essere gelosi in amicizia? L'amicizia permette di essere gelosi? E' lecito esserlo di una persona che in realtà non ci appartiene come un marito, una moglie, un partner? Se un partner dovrebbe essere fedele solo a noi, un/una amico/a non è fedele solo a noi e, per quanto possa essere leale, condivide sicuramente parte della sua vita anche con altre persone. Quanto è giusto che quella persona sia fedele solo a noi portando a vivere un rapporto che assume a pieno titolo l'etichetta dell'essere "amici per la pelle"?  Tralasciando tutto quello che di patologico ci possa essere nell'essere gelosi/possessivi, io vedo la gelosia (quella leggera) come u...

Come ti cambia la vita in 1 secondo

  La maggior parte delle persone spendono il loro tempo a organizzarsi la vita: dalle cose più semplici, come "cosa mangerò a cena?" oppure "che detersivo comprerò stavolta per quella macchia orrenda", alle cose più importanti e complesse, come "quale casa scelgo" oppure "sarà davvero il mio lavoro della vita"?. Solitamente siamo portati, quasi naturalmente e fisiologicamente, a occuparci di noi stessi in questi termini. Vuoi un po' per istinto di sopravvivenza, o un po' per autoaffermazione o, addirittura, per non sentirsi soli. Comunque, ho incontrato davvero poche persone che non riescono a organizzare niente, davvero niente. Io sono della fazione opposta, quella che deve pianificare (non in modo ossessivo e spasmodico) cosa è meglio fare per raggiungere i propri goals e non comprendo come si faccia ad affrontare il domani senza un obiettivo finale. Ma se dalla mia ho la prospettiva da giraffa che mi permette di vedere al di là di doma...