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Come ti cambia la vita in 1 secondo

  La maggior parte delle persone spendono il loro tempo a organizzarsi la vita: dalle cose più semplici, come "cosa mangerò a cena?" oppure "che detersivo comprerò stavolta per quella macchia orrenda", alle cose più importanti e complesse, come "quale casa scelgo" oppure "sarà davvero il mio lavoro della vita"?. Solitamente siamo portati, quasi naturalmente e fisiologicamente, a occuparci di noi stessi in questi termini. Vuoi un po' per istinto di sopravvivenza, o un po' per autoaffermazione o, addirittura, per non sentirsi soli. Comunque, ho incontrato davvero poche persone che non riescono a organizzare niente, davvero niente. Io sono della fazione opposta, quella che deve pianificare (non in modo ossessivo e spasmodico) cosa è meglio fare per raggiungere i propri goals e non comprendo come si faccia ad affrontare il domani senza un obiettivo finale. Ma se dalla mia ho la prospettiva da giraffa che mi permette di vedere al di là di doma...

Approvano?

  Io sono una persona che cerca sempre di scegliere il meglio per sè. Chi non lo fa? Il punto è che io mi voglio così bene da farmi male, ragione per la quale faccio anche scelte dolorose ma dettate dalla ragione.  Poche volte mi lascio andare al volere del mio istinto o delle emozioni passeggere. E quando prendo le decisioni, alcuni approvano e altri commentano. Penso spesso al fatto che le mie decisioni possano stare scomode agli altri, soprattutto quando il mio micro-cosmo incide sugli altri. Ma per una persona risoluta come me, è una cosa che succede poche volte. Mi capita di pensarci quando qualcun altro mi rivolge certi commenti; quei commenti che sono buttati lì senza motivo, solo per parlare, per alimentare la discussione, senza conoscere nè me nè la situazione. Un po' come quei commenti che si danno alle coppie sulla loro relazione senza capire o sapere veramente cosa succede in quella piccola bolla sociale. Ma quando invece questi commenti ci sono, mi colpiscono e ri...

Le affinità in amicizia

  Se i parenti ci capitano, gli amici si scelgono. O così dovrebbe essere. Io ho fatto di questo "detto" uno dei princìpi cardine della mia vita: se i parenti ci sono, gli amici li cerco. Ad esempio, conosco persone che si fanno andare bene tutte le persone che conoscono. Certo, magari condividono più o meno le proprie situazioni personali ma bene o male parlano e ridono e scherzano proprio con tutti. Io invece (io penso per fortuna mia) non mi lascio andare subito con la prime persone che mi "capitano" ma faccio una somma di diversi fattori. Poi la scelta cade sulla persona che, secondo me, combacia meglio con la mia personalità. Per cui, io scelgo assolutamente gli amici. Detto questo, solitamente le persone che mi circondano sono delle persone che quasi sempre sono state d'accordo con me: nella condivisione degli hobbies, delle letture, del modo di vedere la vita, di concepire i rapporti, di guardare all'amore, di lavorare. Quindi se in passato (non meno ...

La sincerità

  Secondo me la sincerità è molto importante: nella relazione tra persone ma anche con se stessi. Quando non siamo sinceri con gli altri, forse, potremmo anche pensare di riuscire a scamparla bella per puro caso o perchè si è grandi strateghi. Ma quando non siamo sinceri con noi stessi, dove si va a finire? Si può pensare di "mettere la polvere sotto il tappeto" diverse volte e ciò potrebbe impiegare giorni, mesi o addirittura anni. Ma quanto logora dentro? E soprattutto, questo implica anche il mentire agli altri? Quanto può essere distruttivo ammettere a se stessi che quello di cui si è circondati non è quello che si vuole ma che si desidera altro? Magari (e forse spesso) quell'altro che ci interessa è una situazione scomoda, una cosa nuova, un'altra persona, un nuovo lavoro o anche semplicemente un paio di tende nuove diverse da quelle che ha scelto il partner. Ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo. Quindi la sincerità è il nostro metro del coraggio? O si viene ...

Obbligo o libertà?

  Vi è mai capitato di trovarvi davanti a un bivio importante? Vi si è mai proposta la situazione in cui dovevate scegliere tra due opportunità equamente importanti e che, in un caso o nell'altro, vi avrebbero cambiato la vita? Cosa avete fatto? Per cosa avete scelto?  Ad aggravare la mia situazione c'è anche il carico emotivo che, mannaggia a lui, mi rende la scelta più difficile di quanto non sia. Ho davanti a me un bivio che mi costringe a dover scegliere, praticamente, del mio destino. Una strada prevede che io sia più tranquilla, serena, che faccia quello per cui ho studiato e per cui mi sento portata, che abbia più tempo per me e che sia a contatto con le persone e non con i pc ma non una stabilità economica nel tempo e un salario più basso. L'altra strada mi porta ad avere più soldi commisurati a più ore di lavoro, meno tempo per me, più stress, maggiore pressione ma una stabilità economica maggiore. Due strade in due ambiti lavorativi completamente opposti e diversi...

L'affetto elemosinato

  Da quando ho cambiato regione (ci risiamo) ho notato che bisogna proprio guadagnarsi affetto. Ho notato sempre di più questo divario tra dove sono nata e cresciuta e dove sto adesso. Vi descrivo brevemente. Dove sono nata, basta guardarsi negli occhi e scambiare qualche parola per capirsi e prendersi. Non so a cosa sia dovuta questa sensazione viscerale ma quasi sempre sincera che apre le porte, spesso, ad amicizie bellissime. Dove sono adesso, non è così. Approcciarsi alle persone, capirne i pensieri più reconditi, discutere con il cuore in mano è davvero difficile. Ci sono delle relazioni che nascono nell'immediato, sì, ma senza che poi vadano molto a fondo. Si rimane sempre in quel limbo in cui ci si dice la propria opinione ma non le cose più intime, e già il primo step è da considerarsi avere confidenza profonda. Mancanza di fiducia? Mancanza di capacità di condivisione? Al di là di queste osservazioni, quando magari si trova la persona con cui scatta la scintilla (e io l...

Colloquio di lavoro: sincerità o maschera?

  Nella mia vita avrò forse fatto una trentina di colloqui per diversi ruoli e in quasi tutti mi sono sentita in dovere di alterare la mia esperienza per renderla sempre appetibile, interessante, piacevole, sorprendente. Non sto parlando di mentire sulle esperienze o di inventarmi cose che non facevo ma di celare alcune cose e di edulcorarne delle altre. Lo avete mai fatto? Giusto qualche giorno fa parlavo con delle ex-colleghe e si complimentavano con una ragazza perchè aveva avuto "il coraggio" di dire alle HR il motivo reale per cui aveva deciso di andare via dal suo attuale posto di lavoro. Motivazioni che toccavano da vicino il suo team. Anche io la ammiro parecchio, dato il mio passato. Penso che anche voi state pensando che effettivamente ce ne vuole a dire la propria, soprattutto quando intacca un team in cui devi soggiornare per almeno altri 15 giorni prima di andare via. Però, tanta ammirazione scompare nel momento in cui la medesima situazione ci tocca da vicino. Q...